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La Corte Costituzionale conferma: il Contributo al Fondo per la Transizione Energetica è incostituzionale
La decisione ottenuta da Adesman & Asociații, motivata oggi, elimina un onere fiscale del 100% e apre la strada al recupero delle somme pagate illegittimamente dai produttori di energia.
Bucarest, 2 giugno 2025
La Corte Costituzionale della Romania („CCR”) ha depositato le motivazioni della Decisione n. 640 del 7 novembre 2024, con cui ha accolto l'eccezione di incostituzionalità sollevata da grandi produttori di energia, operatori del settore energetico privato rappresentati dallo studio legale Adesman & Asociații, relativa alle disposizioni dell'art. 15 e dell'Allegato n. 6 dell'Ordinanza d'Urgenza del Governo n. 27/2022, modificata dall'Ordinanza d'Urgenza del Governo n. 119/2022 e dalla Legge n. 357/2022. Tali disposizioni impongono a determinate categorie di operatori del mercato dell'energia l'obbligo di contribuire al Fondo per la Transizione Energetica, contributo noto anche come „tassa sul sole” o „tassa sul vento”, ritenuto da molti operatori del settore eccessivo e sproporzionato.
Una misura fiscale eccessiva, dichiarata incostituzionale.
Il contributo dichiarato incostituzionale imponeva ai produttori di energia elettrica (compresi quelli da fonti rinnovabili) un prelievo del 100% sui ricavi aggiuntivi ottenuti oltre una determinata soglia (inizialmente 450 lei/MWh, successivamente 400 lei/MWh). La misura ha suscitato forti proteste da parte dell'industria, essendo considerata discriminatoria e con un impatto devastante sugli investimenti nel settore energetico privato, in particolare nelle energie verdi.
Le argomentazioni che hanno convinto la Corte Costituzionale: Diana Adesman, Managing Partner di Adesman & Asociații, ha sostenuto dinanzi alla CCR che gli atti normativi contestati violano principi fondamentali della Costituzione romena, tra cui (i) il diritto di proprietà privata garantito dall'art. 44 della Costituzione (il contributo del 100% equivaleva a un'espropriazione di fatto, intaccando la sostanza del diritto di proprietà); (ii) la libertà economica garantita dall'art. 45 della Costituzione (la misura impediva il normale svolgimento dell'attività economica e la realizzazione di profitti, scoraggiando gli investimenti); (iii) l'equa ripartizione degli oneri fiscali garantita dall'art. 56 comma (2) della Costituzione (il prelievo rappresentava una doppia imposizione, in aggiunta all'imposta sul reddito d'impresa, creando una concorrenza sleale e favorendo alcuni produttori); (iv) il principio della certezza del diritto e della prevedibilità sancito dall'art. 1 comma (5) della Costituzione (la modifica improvvisa e intempestiva del quadro fiscale ha compromesso i piani economici delle società attive nel settore energetico).
Secondo la CCR, l'imposizione di un contributo fino al 100% del reddito aggiuntivo ottenuto oltre un tetto fissato dallo Stato costituisce una grave ingerenza nel diritto di proprietà, di carattere sproporzionato ed equivalente a una vera e propria confisca. La Corte ha sottolineato che, sebbene lo Stato abbia il diritto di imporre oneri fiscali nell'interesse pubblico, questi devono rispettare un giusto equilibrio e non annullare l'essenza del diritto di proprietà e della libertà economica. Un'aliquota del 100% supera ogni limite ragionevole, trasformando il contributo in una nazionalizzazione di fatto dei ricavi. Nella motivazione della Decisione, la Corte ha inoltre criticato la mancanza di equità e le distorsioni della concorrenza generate dall'esenzione di alcuni operatori del sistema
I prossimi passi: la via verso il recupero delle somme e gli adeguamenti legislativi
La decisione della Corte Costituzionale è definitiva e generalmente vincolante dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Ciò significa che il Parlamento o il Governo hanno a disposizione 45 giorni per modificare la legislazione in conformità alla decisione della CCR, stabilendo un nuovo importo del contributo che sia ragionevole e proporzionato e che non possa raggiungere valori tali da qualificare la misura come equivalente a una confisca.
Inoltre, la CCR ha aperto la strada al recupero delle somme pagate illegittimamente dagli operatori del settore energetico privato, direttamente colpiti da questa regolamentazione fiscale eccessiva. Le società che hanno sollevato l'eccezione di incostituzionalità e quelle con cause pendenti dinanzi ai tribunali aventi ad oggetto la restituzione delle somme pagate fino alla data di pubblicazione della decisione nella Gazzetta Ufficiale della Romania, Parte I, potranno beneficiare della restituzione o della compensazione delle differenze tra le somme pagate e quelle calcolate secondo la nuova normativa.
„Abbiamo sostenuto fin dall'inizio che questo contributo aveva il carattere di una doppia imposizione mascherata ed era profondamente squilibrato. Oggi la Corte ha confermato ciò che molti operatori del mercato percepivano: lo Stato non può trasferire il peso delle proprie politiche sociali esclusivamente sulle spalle di un solo segmento economico. Siamo onorati di aver potuto rappresentare gli interessi dei nostri clienti in un caso dall'impatto così ampio e di aver contribuito a ristabilire equilibrio e prevedibilità nel mercato energetico romeno.” ha dichiarato Diana Adesman, Managing Partner di Adesman & Asociații. „La vittoria di Adesman & Asociații – partner legale con visione ed esperienza nel contenzioso di diritto pubblico e tributario – non è solo un successo giuridico, ma un chiaro segnale che lo Stato deve esercitare le proprie prerogative fiscali con responsabilità e nel rispetto dei principi dell'economia di mercato e della proprietà privata, e che le decisioni strategiche in materia fiscale devono essere valutate anche sotto il profilo della costituzionalità, non solo della conformità formale.”.




